Tu; che non avevi pianto mai
Anna Maria Scamarda
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Io l'udii
quel tuo pianto;
acuto,
dirompente...
che s'accorò al mio.
E fu un lamento di dolore.
Come lama sottile
quando taglia il cuore.
Noi;
che toccammo il sole,
il cielo, i prati, il mare.
Come gabbiani innamorati in volo,
come delfini che morir
voglion vicini.
Tu;
che non avevi pianto mai.
Ricordo il vento...
che ci sferzava il viso;
e rideva con noi
nelle salite.
In su le vette bianche!
E le assolate estati
di conchiglie erranti...
Fra i libri e le balere allegre;
e i baci
rubati
al chiaro ruffiano della luna.
Finché,
a onor di Patria,
dall'alto di quel suon
ch'ei ti raggiunse,
le nostre mani...
furon foglie sparse...
Ma forte,
ancor più forte,
la lontananza
divampò la fiamma.
Perché...
in altro modo,
la vita,
poi,
ci separò.
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L'autore
Anna Maria Scamarda
Commenti (3)
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Danielinagranata12 marzo 2011
Mi ha lasciato brividi sulla pelle questa intensa e bellissima poesia me la porto via per stile e contenuto profondità e intensità
Silvia De Angelis12 marzo 2011
Grandi versi, in una stupenda lirica dai toni fortemente espressivi, che l'autrice presenta dimostrando una immensa carica emotiva che trae in splendido poetare...
Doraforino13 marzo 2011
Versi di grande impatto emotivo, che raccontano frammenti di vita. Gradita.



