Pandaemonium
Quando un pagliaccio stilla una lacrima
ed il trucco è ferito e sgualcito
Nessun scherno risanerà il poveraccio
grembo d' uno spettacolo sfinito
d' oltremodo e scalcinato mattino
Sfilano anime errabonde
di penitenti sì moribondi
com'attori d' innata parata
- d' invera farsa mal recitata -
Suonando gli ottoni e rullando i tamburi
claudicano non beoni - indecenti avanzi -
coprendo di suoni urla profuse d' inchiostro
mendacei e suadenti veleni, relegate nei muri
Ma le crepe s' allargano
e le case si sfaldano
Ecco innanzi Minosse
(giudice d' ogni peccato)
Afferrando ogni malato
(soffocando ogni innocenza)
Velando (perduto pianto) l'implacabile violenza
lancia d' Eliseo intarsiata
di cera riverbera
Come mille fiori rossi
sbocciano le anime scricchiolano gli ossi
Ed il pagliaccio (trema di plebea rovina)
mentre sgorgano lacrime (d' origine ignea e divina)
da sacri sbocchi incatramate
quand'il mondo ancor giaccie e tace
Declamando nella sete Febea
singulti
- di sementi vendemmiate
Tuffiamoci nel mercurio dei suoi occhi
ridiamo dei morti e cangiamoli in balocchi
perdiamoci nell'ultima sterilità
di profumi sospinti dolci velleità
Eterni vagabondi passo ignoto ma profondo
Fra lacrime d'un pagliaccio servo ed errabondo
recise tagliente sguardo
Riecheggianti - nella plebe -
muta torre di Babele
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