Manchi al mio corpo
Manchi al mio corpo
come, ad agosto, il buio alle cinque,
in fondo ai vicoli e dentro i portoni
ho solo fretta di sentire le tue mani
scavarmi dentro pozzi e falde
in cui raccogliere la vita a gocce,
lasciala scorrere da te in me,
come se fossi terra e fossi pietra.
Manchi al mio corpo
come, a gennaio, il sole alle cinque
e in certe notti gelide e affrettate
non ho che l'ansia di sentire le tue mani
fermarmi i polsi e rallentarmi il sangue,
piegarmi il collo ed afferrarmi ai fianchi;
scava l'argento dalle mie pareti,
questo mio ventre di miniera svuotalo.
E risalendo avrai le braccia
piene di cristalli, pesanti d'oro
e adorne di diamanti.
E vagonate di pensieri,
e tutte le mie vene
ed il rubino rosso
del mio sesso.
©
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
Commenti (1)
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alessio carlini29 marzo 2011
stupenda la forma di questa lirica, di questo erotismo dell'anima che invade i sensi in modo raffinato ... piaciutissima vivi complimenti!!
