L'addora re li fusiddi
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Ritengo la poesia in "vernacolo" preziosa testimonianza di endemiche culture. Purtroppo non sono riuscito a comprendere appieno quanto l'autore qui narra e scrive. Apprezzo comunque chi come il Catello si prodiga nel trasmettere e rinnovare le tradizioni linguistiche della nostra penisola. Avrei comunque apprezzato una dettagliata e fedele traduzione, spostando in "note dell'autore" quanto pubblicato a piè di pagina.
Ho molto apprezzato questa favoletta. Fa bene l'autore a precisare che è presente in altre culture (infatti io la conoscevo già in francese) . Per quanto riguarda il dialetto (avevo intuito che era cilentano prima di leggere la nota), lo trovo ben scritto; per una legge linguistica, esso è simile al napoletano che si parlava in città cento, duecento anni fa (prima che si verificasse una naturale evoluzione), e sembra restituirci ancora il sapore della maggiore grazia e gentilezza che doveva albergare nelle bocche di coloro che si esprimevano (e che continuano ad esprimersi così, per fortuna, nel non lontano Cilento) in tale garbata maniera.