Era settembre
Eravamo
in adolescenza,
in altra nostra esistenza;
sul nostro divano amico
sdraiata eri,
già si leggevano sul volto,
le tue prime pudiche brame:
sono pronta dicesti
voglio andar per nuvole,
catturar farfalle;
Venere sembravi ed io,
Vulcano guardingo,
mi avvicinai
come cane al suo tartufo,
ti annusai;
il profumo della tua pelle
aspirai,
sperando in cuor mio
di portarti a veder le stelle;
con dolcissime carezze
palpai
il tuo corpo,
dagli anfratti tutti in posa,
sino alle piccole colline
color rosa.
ansimavi e gioivi
senza alcun freno
pari ad una arpa
che in una chiesa vuota
vibra e suona.
poi decidemmo entrambi,
al culmine del gaudio,
irrefrenabile,
di un sol corpo far
le nostre carni.
mi tuffai dunque
nel tuo biondo profondo.
dolce mare,
simile a delfino
che si ruota e
nell'acqua
gioca.
come quando temporale passa,
arcobaleno appare all'orizzonte,
tu diventasti donna
in quell'istante,
per mia mano
consenziente,
io in uomo mi tramutai.
avevi sol sedici anni,
poi più non ti ho rivista.
rimorso e dolore
ancor oggi mi assale,
al ricordo di quel
fiore, amor
rubato.
noi complici silenti,
perduti
in un abbandono irreale,
in quel mite pomeriggio,
di un settembre romano
bellissimo, infinito,
purtroppo troppo
lontano
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
g
giovanni moi30 marzo 2015
Molto dolce e bella. Gioia e dolore descritti in forma perfetta. Una vera gioia la lettura