La tabellina del tredici
apro lo scrigno ferito
un giorno d'aprile
la casa sola rimbomba
e la gioventù precipita
quest'anomalo tepore
è un killer bendato
che spara a caso
senza mani sul dorso
le cupe danze del pianoforte
raccontano un vuoto apparente
la tabellina del tredici
che orientandomi m'identifica
sulla scala d'avorio
prossima fermata l'intruso
l'altro vocabolo
una colla dettata d'inchiostro
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Commenti (1)
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alessandro mazzeo6 aprile 2011
Una solitudine così spessa da tagliarsi col coltello, passi inquietanti che rimbombano nella mente... bellissima poesia fortemente comunicativa scritta con una grande mano...
