Il mio tempo
Vorrei gustare ancora
i movimenti d'alga delle donne
ai bordi della notte,
stringere tra le mani
le lune illuse
di rena e di conchiglie.
e gli stupori acerbi
nelle porte spalancate
di fronte alla primavera.
Ma tutto è un'ombra, che si arriccia
perplessa contro il muro.
Perfino i suoni delle parole
sotto le kefiah
profumano di spezie e di deserto.
È come un fiume in piena, inarrestato,
che esonda, travolgendo
cancellando
la lingua, le forme,
ed i ricordi.
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©
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L'autore
Teone
Riminese. Laureato. Nuovamente iscritto alla facoltà di lettere e filosofia ( Università di Urbino ) Lettore appassionato: letteratura russa, testi filosofici, logici. Non ancora deceduto.
Commenti (3)
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Amara8 aprile 2011
...mi lasciano perplessa i due punti esclamativi... e la chiusa in sé... ma per il resto mi piace molto...
Eirene8 aprile 2011
molto bella di grande impatto emotivo... versi originali le cui immagini hanno richiamo molto forte
mario calzolaro8 aprile 2011
trovo le immagini di questa poesia di rara suggestione... mi piace e l'apprezzo sotto ogni aspetto


