Avevo una lambretta

Avevo una lambretta azzurro cenere
truccata e ridipinta in un blu scuro
e mille e ancor più sogni in "marte e venere"
racchiusi in un cortile dietro un muro.
Volevo a tutti i costi non offendere
e al tempo stesso diventare un duro
così m'industriavo per difendere
l'integrità dell'anima e del muro.
Ma poi che lo dovevo oltrepassare
perché mi dava limite e tormento
più che potessi, e posso, sopportare
correvo a più non posso controvento
sulla lambretta rapida e sbandata.
Correvo la mia vita inesplorata.
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Commenti (2)
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Mario Bugli11 aprile 2011
Mi ritrovo in questa poesia, nella virile lambretta, sempre in competizione con la più femminea vespa e anche in quel muro, prima da difendere e poi a voler a tutti i costi oltrepassare... molto bella e condivisa!
Carlo Fracassi14 aprile 2011
Gli psicologi dicono che cavalcare una moto e andare all'impazzata è segno del bisogno d'onnipotenza e sesso. In questo caso mi sembra che ci sia qualcosa di palesemente vero! Giusto?

