Aveva un gatto che si chiamava Eligio
Aldo Bilato
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i morti increduli alla vista di quell'ombra
(non è uno di noi)
dissero ...
fecero l'appello
nella confusione nessuno
che sembrasse mancare
(o meglio nessuno assente)
eppure se quell'ombra era presente
qualcuno barava ...
statue forse
isteriche prese di posizione
(piedistalli che sgretolavano fisse dimore)
nel mentre la pellicola finì
impiccata ad un fascio di luce
ci salutammo all'uscita
con lo zaino in spalla
e tanta voglia di sparire
Eligio fu l'unico a chiedere di me
e del mio volto
dopo che il mio polso si piegò
era il suo gatto
aveva una gran memoria ...
la storia la sa bene solo lui
mi amava o meglio ...
amava le mie scatolette: marca sconosciuta
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L'autore
Aldo Bilato
Commenti (5)
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Mr Magoo29 aprile 2011
sempre denso e sfaccettato una grande poesia che risuona dentro
EnzoL29 aprile 2011
in mezzo a tanti essere degli sconosciuti, qualcuno di cui non si vuole ricordare... classificata di fantasia ... mica tanto! piaciuta moltissimo ricca di significato... aggiungo... io la classificherei sociale!
Amara29 aprile 2011
...non semplice da interpretare... ma se ne traggono immagini proprie... sento superflue due parentesi... però mi pice molto...
Paolo Ursaia29 aprile 2011
Stile personale, di grande efficacia, che genera emozione; da leggere, da meditare
Antonio Biancolillo30 aprile 2011
Grande interpretazione... come al solito lascia immagini e riflessioni ben precise... pur se fantasiose... Quell'Eligio... sa il fatto suo... mi piace ...la sua sempre pronta memoria... Fantastica...





