Apoteosi di un amore
Anna Maria Scamarda
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Quand'è ch'io ti conobbi,
divina creatura?
Io non rammento il giorno,
il mese, l'anno...
Forse... lo stesso,
l'embrione che ci concepì
al seno d'una madre?
E noi,
cellule neonate
d'una passione ancor più antica
di quei natali seminati al grembo,
in un'anima sola ci riconoscemmo?
Io non so dirlo...
So che sei me, da sempre,
quando,
in un piccolo fiore,
tu vedi il tocco del divino amore.
E sei me,
quando, tempesta,
nel dolor non scorgi alcuna leggerezza...
Se pur, di vita, anche la morte n'è matrice;
e il canto della luna t'accarezza.
Apoteosi di un amore, sei...
Mi smarrirei,
se un giorno
udir più non dovessi la tua voce...
Come quei che vagante nell'oscurità
cerca nelle radici la propria identità.
E solo allor...
quando unisono è il canto dei ruscelli,
l'anima ritrovata vola in versi...
nell'eterno fluir delle sue messi.
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L'autore
Anna Maria Scamarda
Commenti (3)
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Silvia De Angelis8 maggio 2011
Stupenda lirica immersa in versi musicali che dona incredibili sensazioni durante la sua lettura... molto apprezzata
Angela Rainieri13 maggio 2011
Versi splendidi e ben stilati che ben esprimono l'amore dell'autrice per la poesia, un amore di antica passione la cui cellula geminale fuse insieme i due corpi in un'unica anima. Bellissima lirica, complimenti!
Antonella Scamarda13 maggio 2011
Impressioni molto suggestive quelle che donano questi versi, dove l'Autrice si cerca e "dolcemente" si smarrisce tra le onde della sua Anima...



