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Uomini 10 maggio 2011 · lettura 1 min · 1234 letture

Padre padrone

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vinfra47 470 poesie pubblicate
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Empaticamente sicuro, di coinvolgere ognuno, plagiava con fatti e parole, l'altrui pensiero. Osteggiava, opprimeva, uccideva, il popolo pecora che ribellarsi non osava. Con goduria sovrana sedeva sul trono gaudente, il dittatore intransigente. Ma dal popolo non bove salì una voce, un grido, un'esplosione, un'urlo: pace, diritti, libertà, basta prigione. Finì sul pennone, col cervello bucato, tarlato, sezionato, nella sua triste, vile, insanguinata mano, l'uomo che si credeva re, imperatore: padre padrone
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Commenti (4)

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Mario Bugli11 maggio 2011

Credo nell'autodeterminazione dei popoli, il desiderio di giustizia e di libertà deve nascere dal basso, solo così potrà essere compiutamente apprezzata, altrimenti il tutto si concludera inetavilmente con l'ascesa di un altro padre padrone e la storia non avrà mai fine... e una volta conquistata la libertà deve essere accudita come un bambino, difesa e nutrita giorno per giorno.

Silvia De Angelis11 maggio 2011

Condannati ad una fine cruenta, i dittatori, nel corso della loro vita dettano legge con arroganza, finché una ribellione compatta determina il loro decadere... Lirica molto piaciuta

carla vercelli11 maggio 2011

Mi piace particolarmente la trasposizione, dal microcosmo della famiglla al macrocosmo della società, della figura autoritaria, non autorevole, del "padre padrone" alla quale inevitabilmente ci si ribella. Molto apprezzata.

C

bella questa poesia, chiunque opprime il popolo avrà triste sorte, complimenti