Cena di frati
Pollami di paese in tegami scuri
il sacrestano dai gesti molli, dall'esile tossire
ci poneva davanti.
Verdi insalate
una frescura di pioggia alle nostre voci assetate
e dei frati amabili conversanti.
E scrosciavano risate, come un più denso tributo
alla nostra mondanità di profani.
Al finire di cena, la credenza nera
nascondeva piattini da frutta.
Il coro di monaci
scandiva al la sorridente nipotina
il gioco dell'acqua e del fuoco.
Zitto il novizio, in punta di forchetta
una foglia d'insalata.
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L'autore
Giulia Calia
Sono nata a Roma da genitori meridionali,ho 71 anni, ho studiato in un ottimo liceo classico e dopo ho studiato legge. Ho sempre amato la letteratura,scrivo poesie dall'età di 7 anni, ma me ne vergognavo, perchè in famiglia erano viste con sospetto,come un sintomo di "debolezza" e una perdita di tempo. Questo credo per
Commenti (1)
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Duilio Martino12 maggio 2011
Lirica molto gradevole che richiama un pochino il mio passato fanciullo ricco di semplici cose, anche di un boccone "rubato" alla credenza! Complimenti!
