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Introspezione 27 maggio 2011 · lettura 1 min · 3846 letture

Oltre l'orizzonte

Daniela Pacelli 1101 poesie pubblicate
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Mi soffermo in bilico spesso sul filo dell'orizzonte per scrutar in lontananza silenti confini tra cielo e mare ma tra il vermiglio che prende fuoco all'orizzonte gli occhi si posan tra le nubi batuffoli argentati in fila nel ceruleo infinito come sassi nell'argine del fiume per frugare tra i mie pensieri e cerco nel crepuscolo della sera la mia strada Ma oltre il buio delle stelle offuscate nella cenere del giorno appena morto ritrovo tra gli anelli dei miei giorni la chiave usurata da risposte insolute e tra tutte una verità indiscussa nasce come il sole timido dell'aurora oltre l'orizzonte ci sono io
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Daniela Pacelli
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Commenti (4)

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jan27 maggio 2011

in quell'oltre, c'è il respiro dell'immenso orizzonte in noi in cui ci perdiamo e, ogni volta, ci ritroviamo al limite del confine, del nostro confine, dove non muore il mondo se non già passato e che si ferma al limite del presente che è oltre, già oltre in noi, nell'orizzonte immenso che ci appare e che ci chiama quando ci si immerge già nello sguardo di quell'oltre senza confini dove si appresta il cammino a piedi nudi di un anima che non ha timore di percorrere strade sconosciute, ma solo a chi non osa guardare oltre se stesso, ma oltre attende già quel presente che è in noi, già in cammino per la propria strada.

S
Sadness27 maggio 2011

Leggo un conflitto in questi sentiti versi, la voglia di vivere nel sole all'orizzonte repressa dalle nuvole o nei sassi nell'argine del fiume, dire molto bella (banale dirlo) è davvero oscurante ... complimenti! Molto apprezzata!

mario calzolaro27 maggio 2011

apprezzatissima: i sentimenti si comunicano con agile facilità.I miei complimenti

Rita Minniti27 maggio 2011

Ogni pensiero che si rivolge, guardando l'orizzonte, diventa incontro con sè stessi e l'infinito. Là dove ci si sente piccoli tra il mare e il cielo e là, dove il silenzio diventa complice con la mente, gli occhi riposano la stanchezza dell'esistenza tra le nuvole, viste come un soffice rifugio su cui adagiarli e sognare. Un rifugio dove chiudersi nel proprio io per ritrovare una strada che sembra perdersi in ogni giorno che muore, tra le ore passate a chiedersi i perchè. Mentre in quell'infinito la chiave giusta è quella che apre al cielo la propria voglia di esistere, in quanto si è vivi, in quanto si è sè stessi e con sè stessi continuare verso il sole. Bellissima Dany... una riflessione splendida!