Son io che ti vengo a cercare, o Notte

Tra le onde
che increspano
la linea
dell'orizzonte.
Su un veliero
con la bandiera
di teschio.
Silenzio
si ode
tra l'immensità
del mare
e del cielo.
Nero inchiostro
sembrano l'uno e l'altro.
Cigolio familiare
degli assi della mia nave
calpestati
da stivali
alti fin sopra il ginocchio
e io mi siedo
a prua,
il vento accarezza le vele
il vento sfiora
i capelli e le braccia nude.
E cosi me ne sto
in bilico tra il cielo e il mare
con le loro mani
sembrano accogliermi
e schiacciarmi
nella solidità
della loro oscurità.
Ma ecco che una luce
quella luce
ancora una volta
mi viene a cercare
e la Luna
che più di tutti
è restia a dimenticare
e ancor mi incanta
con suo mistico fascino
e ancor mi parla
in quella lingua
che ben comprendo.
Tu mi parli,
o mia Luna,
e mi dici
molto forse troppo
mi mostri la notte
che anche oggi
mi abbraccia
e raccoglie,
la notte
a cui non ho dovuto
mai aprire alcuna finestra
o porta,
perché da sempre
son io
che la cerco
forse per cullarmi
della tua presenza,
o Luna,
forse per guardare insistente
rapita e assente
quell'ultima tonalità di blu
che in un istante
lungo secoli
abbadona il cielo
lasciando
solo il buio più oscuro.
©
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