Plastica
Turpe bocchino.
Intasava amaro il fumo
comode arterie d'immaginazione.
Veniva di plastica,
plastificata non potevi sentirlo.
La tua voce inguantata
non lasciava impronte.
Così forte il suo odore
che pareva destino.
Persa nei cieli la tua figura
che tristezza non potei chiamarla.
Avevo caldo quei giorni.
Bacio di torrida solitudine,
ogni secondo più nudo.
Vagavo sordo e sereno,
nelle costole gonfie già lo sapevo.
Fungo di luce nascevi,
nel tepore di lacrime e colla.
E come un saluto di resina scialba
d'autunno un giallo ricordo ti prese.
Seppi essere muschio. Seppi aspettare.
Nelle narici dell'attimo
tu già vestivi da sposa.
Fui travolto dalle carezze dell'alba,
le stelle abbaiavano accecate d'amore,
le piante s'irrobustivano d'un mattino nuovo.
Ero felice.
Masticavo la vita,
digerivi e non potevi sentirlo.
Limpida e assente come l'aria.
A me pareva il destino.
Un tuo sorriso sul cuscino,
paure come carne tra i denti.
In un abbraccio mi spegnevi la fronte,
eterna e dolce per davvero.
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