Alata so attendere
Marta Eligoreva Addari
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Strano sentire in boschi vitali
questa calma fuorviante
frutto d'alberi d'incenso;
radici affrettate
nella lentezza delle stagioni
nodose d'allusivo,
nodose di prosaica paura.
Senza bussola Usignol
rauco vagava, cercante
acque propizie alla sua sete:
s'accontentò di nocivi ruscelli,
impedimenti del volo.
Consapevolezze d'ematitiche
pietre, affogate in marmoree
limpidità segnarono il suo librarsi
leggero, anelli arborei,
circoli di mistero partorienti
lande di distanza.
Perseverante è l'augello,
quietamente viaggia di Meta
imbevuto, attende e freme,
cautamente sussurra,
il canto impedendo,
e Lago risponde d'allusiva
freschezza le sue brame;
attendi Ego piumato,
tua fedeltà cara sa vivere
quando meritata; nei suoi
cauti tempi gemi un poco,
ma cosciente d'assennata,
desiderata Salvezza,
limpida e fresca Acqua
dalle rime a lungo taciute
nel mistero del fin'oggi Introvato.
Natura fu forgiata per
ricongiungere gl'Incompleti:
senso non trova assetato
Pennuto di terra circondato,
utilità non ha Fonte inattiva
in immobile, non attinta stasi.
©
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L'autore
Marta Eligoreva Addari
Ho paura di scrivere. Scrivere equivale a dire qualcosa che si pensa e dire qualcosa che si pensa significa concretizzare il qualcosa. Ora lo so. Un dubbio, un pensiero, un’ipotesi, un’osservazione. Una effimera coincidenza della mente con l’ambiente esterno: esternarla con una parola, detta o scritta, significa render
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