Sangue dal dito
Marta Eligoreva Addari
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Sangue dal dito
È l'alcol che parla
Geme il frutto del mattino
Nevrosi appena captata
Vorrei avanzare nel tempo
Vorrei gattonare all'indietro
Lo sguardo fisso innanzi
Una standing ovation alla mia indifferenza
Non manchi qui
Assilli piuttosto
Non basta un moto
A riempire queste note
Son flessibili per sogno
E nulla vieta di distruggersi
Quando tutto è instabile
Amore, amore
Perdo musicalità
Seguo il delirio
Le note
Mentre avanzano
Incespicano il gattonare
Sto meglio ora
M'amo
T'amo
Sono quello che sarei voluta essere
Massime ambizioni
Scrivo per rimembrare le incisioni
Non per convinzione
Ricordo versi sul tempo
Perché purtroppo il tempo
Se tempo diamo al tempo
Porta alla demenza
Che ogni parola musa
Suggerisce alla mano ferita
Si torna al sangue
Mentre vivo,
si vivo!
Ogni secondo dello sfasamento ricercato
Sei lontano
E manchi molto
Non mi inquieta la strada
Mi inquieta l'ininquietudine
L'appagamento, come direbbero senza render l'idea
Gli amici della grammatica
Quant'è giusto l'italiano
Quant'è giusta la musicalità
Ma se non vacillo nelle ansie
L'è per amor della tua immagine?
Stanca delle paranoie
Stanca delle scritte
Parole
Consolano
Stuprano
Non ero io a vivere quel bacio
quale bacio?
Anni luce la distanza
Fra me e Me
Cosa sono, chi sono nel Novembre tormentato?
Un riflesso
Tutto assume
Tutto sbatte altrove
A volte fedele
A volte risagomato
Devo rendergli raggi
Devo prender silenzio
Devo inserirlo in terza persona
Eliminare i limiti
Parlare con l’infinito
Bere
Amico, come tu mi trasformi
Io ti accolgo sotto ogni goccia.
©
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L'autore
Marta Eligoreva Addari
Ho paura di scrivere. Scrivere equivale a dire qualcosa che si pensa e dire qualcosa che si pensa significa concretizzare il qualcosa. Ora lo so. Un dubbio, un pensiero, un’ipotesi, un’osservazione. Una effimera coincidenza della mente con l’ambiente esterno: esternarla con una parola, detta o scritta, significa render
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