Imprigionerò il Sole
Su quale altare di amebici dei,
quando di tempo e sogni ancor
si è ricchi, ed il desiderio le vene
brucia, la tua vita che, con esile
voce senti che ti chiama, vuoi
sacrificare?
Quella voce sempre più lontana
si farà e tu udirla, al fine, non
potrai.
L'ameba che un dì, in te subdolamente
si è annidata, lenta continuerà la sua
opera divoratrice, nutrendosi di quei
tesori che ti sono stati dati.
I parassiti hanno un solo fine: il loro
nutrimento, non cuore, non anima,
nè sogni. Tantomeno sangue che
pulsa nelle vene.
Riprenditi la vita, amata mia, i giorni
che si affacceranno, di luce vivida i
tuoi occchi inonderanno, dovessi
pure imprigionare il Sole.
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Commenti (1)
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Silvia De Angelis21 giugno 2011
Un intenso incitamento, alla propria compagna, di ricominciare a vivere intensamente con quella magnifica creatività dell'anima, di cui la natura ha dotato la personalità, attualmente sopita in un muto malessere... Versi molto apprezzati
