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Amore 24 giugno 2011 · lettura 1 min · 4677 letture

Poesia del perché amore non fa più rima

Aldo Bilato 1298 poesie pubblicate
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* del prima non rimane che l'attuale compromesso forse il primo bacio aveva un suo particolare gusto cuore avrebbe fatto rima battezzando principiando ... oggi ci si sbatte a sbarcar lunario ed i figli a scuola la mensa e la cancelleria incubi nelle lenzuola ... ci si rincorre nel ventre della balena che c'accoglie le tue modeste acconciature non mi fanno sfigurare ... del prima rimangono appesi alla nostra dannata gioventù i pasti quotidiani al caffè delle rotonde dove ci si baciava sbiancando le cicatrici della sera in casa con la saliva ...
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Aldo Bilato
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Commenti (5)

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Clara Gismondi24 giugno 2011

L'ultima strofa è strepitosa... un'immagine di quanto forte può essere la parola. Il passato ritorna, ricalca la vita, una forza che fa sfigurare il presente con i suoi compromessi ... Non hai bisogno che ti dica che condivido tutto... Ma te lo dico ... Intanto il nostro essere interiore va dove vogliamo che vada... La quotidianità non esiste, il vivere è un'altra cosa! Bellissima!

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hy ju24 giugno 2011

Soffre questo testo e lo dice nel suono, nella cadenza, negli intoppi. Piangono queste parole e lo fanno negli accenti, nella confusione, nella ruggine. Ci siamo persi, la passione è sfumata nella quotidiana stressante e monotona corsa alla sopravvivenza. Mi piace più di tutto l'ultima strofa, lunga, difficile, piena zeppa di particolari anche superflui... come accade del resto ...nella vita...

EnzoL24 giugno 2011

come non essere d'accordo... evidenti e lampanti le catene che ci imbrigliano, forgiate da noi stessi ci inchiodano e sbiadiscono tutto... anche quello che un tempo sembrava immortale... indistruttibile! veramente una lirica grande e che profondamente mi colpisce... magari azzoppa un pó anche la maledetta routine che ci schiavizza! complimenti

Midesa24 giugno 2011

la verita' sull'amore ...la fantasia che diventa routine il sogno realta' ...magnifici versi

Marina Pacifici24 giugno 2011

"Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie" scriveva il grande Ungaretti. Il nostro novello Poeta ermetico traduce in lirica la precarietà dell'esistenza, la precarietà economica, che diviene anche precarietà dell'amore. Molto suggestive le immagini della memoria nel bianco e nero dei ricordi del "come eravamo" e della distonia cromatica del come siamo ora. La chiusa è da brivido. "Volevamo cambiare il mondo, ma poi il mondo cambiò noi" scrisse Cohen Bendit. Una Poesia che merita la segnalazione.