Tal cobra infido

Abietto è quell'agir bestiale
dell'eruttar lapilli incandescenti
con esplosioni d'ira devastante.
Tronfio del perifrasar
parole ardite
e il pavesar veemente
vocaboli fioriti
mentre zittisce il bisbigliar
sottile d'anima clemente
Rancido è il dirottar dell'ansia
verso distesa oscura
di sincopata tristezza
in mar di malinconia blasfema
Infimo quell'agir d'aspide
con nido al seno candido
e vile è scatto rancoroso
di morso scagliato al viso
tal cobra infido
che inalbera da boia
l'infame cappuccio
e con sguardo gelido eietta veleno letale
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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