Pan è morto
occhi usi a fosforescenze
luce ionizzata di schermi e monitor,
un universo penombra e credono vedere
quando serrati nei sepolcreti multimediali
bramano cercare te, o vita
ma la vista si rafforza
fissando il sole a piè fermo
come l'aquila sulla cima del monte
oh, curate quei vostri occhi
così deboli, così ciechi...
ma se non ancora morti
se ancora sangue scorre
nei meriggi va estivi
nella calura di selve arse
dalla luce meridiana, lì
un bisbiglio arriva di ninfe
indecifrabile eppur gioioso
di risate lievi e cicale
portanti delirio e l'orma
del piede del dio
che nella grezza soffia siringa
ascolta, oh quale terrore afferra!
pochi sopportare possono
la luce della realtà
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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mario calzolaro2 agosto 2011
l'autore, nella sua munificente saggezza e grandezza, dovrebbe avere la somma bontà di spiegare (almeno in nota) cosa pretende di dire con le sue elucubrazioni... e mi domando: ma,è poesia? Mmahhh!
