Al primo piano
Vorrei abitare al primo piano
per poter vedere più in la
di come vedo ora, qui in basso,
nel sott'interrato.
Regalarti più stelle
(al primo piano sono più vicine
basterà allungare la mano...)
farti un abito di cielo.
Se abitassi al primo piano
ti farei ascoltare il canto
delle foglie mosse dal vento.
E se al primo piano avessi una terrazza
e una sedia, avrei davanti a me
il cinema del mondo.
Potrei vedere i campi di papaveri,
la mia Toscana, le coste dell'Africa,
il sole che nasce e tramonta,
facendomi capire che sono giorni,
tutte le ore che lascio passare,
e le nubi bianche, blu, viola,
bianche, arancioni, nere.
Se abitassi al primo piano
vedrei a primavera gli uccelli
che tornano a ricreare nidi,
sentirei le urla della bora
il dimenarsi dei panni ad asciugare
sulle funi.
Vedrei navi staccarsi dal molo,
barche rientrare, vele gonfie
affrontare il mare,
uomini soli a guardare l'orizzonte,
la pioggia che argenta le strade.
Ora dalla finestra della mia casa
non vedo passare nessuno,
anzi no, qualche gatto, dei merli,
il sole striminzito d'inverno
che aranciona il condominio
rosso che sta di fronte e
rare rondini a primavera.
Dalla mia casa, nel seminterrato
di via Balilla, vedo muri e tutt'intorno,
due spicchi avari d'infinito
e vedo il primo piano del condominio rosso,
facendomi sognare tutto quello che
potrei vedere se abitassi al primo piano
©
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Commenti (1)
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Michele Tropiano7 luglio 2011
Sai, io abito al primo piano e da li non è che si veda granchè... Sarebbe stata di più sicuro effetto la metafora se avessi scritto "all'ultimo piano". La prima parte la vedo troppo sdolcinata e banale, la seconda, invece più delicata e originale: bello questo sole che "aranciona il condominio \ rosso", belli i "due spicchi avari d'infinito".
