Dalle sue carceri

Se è vero che sei finito,
dimmi amore,
perché continuo a rivolgermi a te
di notte?
Se è vero che tutto ci separa,
dimmi amore,
perché a Lui mi rivolgo
con le nostre preghiere?
Dimmi, dimmi!
Perché anche il più dolce frutto
senza di te sa di acerbo?
Perché alla carezza più attraente
senza trasporto il mio corpo assopito
risponde inattivo?
Perché questa vecchia storia non ci abbandona
e con l'odore di quel che è stato
nella mente si rinnova?
No amore,
non sarò felice di sapere
che altre labbra assaggino
il tuo sapore di stupore.
No amore,
mai più la notte mi cullerà
trasportando il mio corpo al sicuro
nei sensi estasiati.
No amore,
non è mai esistito un tuo ricordo
che generoso ha liberato il domani
dalla tua tortuosa presenza.
No...
Dimmi, dimmi ti prego amore,
perché nel viso degli uomini
che opprimenti attanagliano
la mia incosciente vita
ricerco impaziente quel segno sul viso
che risponde al tuo superbo sorriso?
Perché la mia anima torturando
il mio lontano corpo echeggia alla tua
che dolorosamente a sé la richiama
nel limbo peccaminoso di chi macchiandosi
l'accoglie nei sogni della notte?
Oh, l'amore mi risponde:
perché costringi nelle carceri
del rimpianto il tuo cuore
e sorridi nel mondo?
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L'autore
Clelia Ponticiello
Nasce a Napoli nel 1983, vive in un paese della provincia Sant'Antimo. Scrive poesie, racconti ed articoli di vario genere, che ha pubblicato su riviste e siti internet. Nel 2013 partecipa, pubblicando 9 delle sue poesie, alla collana "Viaggi Di Versi"- Nuovi poeti contemporanei, edita Pagine.
Commenti (1)
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mario calzolaro9 luglio 2011
terribilmente amara, questa lirica ha anche del sublime... amore disperato ed interrogativi lancinanti per una poesia di tutto rispetto!
