Corale
Il cantore errante vive una paura strana,
perché è strano nutrir la voce della sofferenza umana,
lui sa bene che quando la sua cetra
vibrerà il suo amore appena nato,
il suo canto non più fecondo resterà inascoltato.
E il poeta pensa allora:
"Tu hai ragione calda voce,
la mia penna ti accompagna
non c'è inchiostro più mordace,
che fra gli altri più s'impregna
di quello del dolore che è maestro
e a tutti insegna.".
E il pittore sottovoce:
"E' già triste la mia mano
se è obbligata dal colore,
se dovrò intingere il pennello
nella tavolozza senza il nero
la mia tela per il vero,
non vi mostrerà mai il bello.".
E l'attore all'improvviso:
"Ecco cosa interpretare!
Sarò voce, penna e mano
di chi ha perso la sua musa,
della vostra sofferenza
vestirò la mia posa
e non aspetterò malinconia,
perché tolto il sipario esprimerò
quella altrui come fosse mia.".
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