Solitudine metropolitana
elena rapisa
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Nel ventre di squallidi
maleodoranti labirinti,
bruchi si rincorrono,
si sorpassano, si scontrano
senza riconoscersi
nella loro opaca
mediocre solitudine.
Ognuno chiuso
al riparo dell'inviolata custodia
della sua pelle.
Inesprimibile, nevrotica negazione
di una sterile fretta simulata,
di individualità subita.
Prigionieri di invisibili sbarre
erette a propria misura
e infelicità,
hanno precluso a
liberatori pensieri
di espandersi.
Null'altro traspare
se non un residuo d'urgenza
che simula parvenza di vita
nel mentre si muore.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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