Presagio
Giuliano Nardelli
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Tornano amori moribondi,
antichi amori dalle èlitre fioche,
sogni morti di ricordi adesso spenti
e di stagioni purtroppo già consunte.
Fràle, come sottile peduncolo di foglia,
è la sua vampa dell'oblio estinta
di cui né lacrima o lamentìo persevera
che ogni amore d'un tratto infine spira.
E come un fiume che si versa in mare
dopo un vagare sommamente stanco
tra rive varie senza mai sostare,
ecco la luce tenue ma che desta
e nel contempo abbaglia la pupilla
e ti compenetra nell'animo di gioia.
L'acque non s'agitano e alla deriva ti mollano
e con lo sguardo scalmanato
ella ti attira ...
come una bocca schiusa da baciare
simile a Margherita, cui grazia e garbo
con i suoi petali dischiude.
E lo sgomento e la malìa
per questo incontro t'attanaglia
per la bellezza sua come una rosa,
fresca al mattino e dalla brina aspersa.
Forse ti sovverrà un rovello: "Poverino!"
e mi aliterai un sospiro, sacrosanto tributo,
non come atomo di un obbligo prezioso
a chi consacrò tutto il suo sé a te.
Fra molto, quando non ci sarò più,
un accenno, un pensiero, una rima
di qualcun altro affine al mio
ti rammenterà quel che di solito narravo
e così meditando mi rivedrai
fra la gente, pago dei miei giorni
che arriva a compiacere il proprio amore.
E nulla permane all'amore da poter amare.
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L'autore
Giuliano Nardelli
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