Il selvatico Antico
Ezio Falcomer
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A piedi nudi, il bambino
carezzava la ghiaia e il prato,
innamorato
d'aria malarica di palude.
Passava accanto a topaie,
cantine che sapevano di muffa,
di sale, di salumi.
Tentava la cattura
della rana dell'anguilla del granchio,
il ginocchio affondato
in palustre melma,
lubrica e accogliente, possessiva,
tiepida.
Ignaro,
felice,
senza lessico per dirlo.
Le venture svicolavano, segrete,
per meandri morbosi,
l'inguine urlante di chissacché.
Astioso muso, soddisfatto broncio.
Era la vita selvatica,
con avi sepolti lì vicino.
Era l'anguria, rossa di festa,
ingozzata per sfida,
con ardenti fauci succhiata:
una mischia, una gara di
acqua piscio e zucchero.
Erano i gatti sgozzati, la notte,
da enormi, orgogliose pantegane.
La matriarca, era,
che negli occhi infilzava
forbici
a galline e conigli;
sgozzava e scorticava
con dolcezza e grazia di nonna,
tutto un sapere di secoli
bisbigliato e rubato tra gli alari.
Compatto tribale branco
attorno a urla di maiale
e a cipolla con sanguinaccio.
Il sangue fluente, caldo,
su vasca di legno,
libagione
a preolimpici benevoli Lari,
benedicenti già prima di avere.
E i celesti occhi del bambino,
immobili,
da erotica sacrificale furia
ipnotizzati.
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L'autore
Ezio Falcomer
Commenti (1)
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EnzoL12 agosto 2011
un testo meraviglioso... con uno stile he tanto mi piace! ricordi di bimbo... storie cruente e dolci d'infanzia andata... conservo veramente molto molto piaciuta!

