Parenti
Quanta confusione
in quel forzato ristoro
e non c'è scampo
a quella prigione
soffocare a vita
in stringenti lacci
e l'immorale tabù
che non consente ragione
che pedanteria
quelle strette di mano
l'inumana tortura
di scontati sorrisi
intangibile commedia
nutrita di tragedia
giochi sottili
di menti perverse
che del nudo animo
giran la chiave
parole spietate
tali a pugnali
mai finisce la gara
d'invidia sommersa
e l'eterna sfilata
d'ambiziosi trofei
resi muti
dall'insopportabile amore
inno all'impotenza
l'insuperabile muro
portare il giogo
senza saperlo
saperlo
e lo stesso portarlo
finalmente aria fresca
tutto è nuovo
cade al suolo
l'abito pesante
schiave energie
sprizzano vivaci
e l'ombra cupa
diventa luce
recide il giudizio
l'accetta della libertà
il già prigioniero
riparte da zero
mi sono indifferenti
quelle morte facce
che dal loro pantano
mi squadrano irridenti
più mi scherma
l'aureola sacra
non mi sia nel caso
prescritto il fato.
©
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