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Fiabe 17 agosto 2011 · lettura 2 min · 1529 letture

Miniera di cera

Gabriele L 105 poesie pubblicate
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Mentre il nano si dirigeva verso il riflesso della luna, sorridente e ebbro di felicità, gli alberi gli sussurravano storie di antichi riti, di fuoco, aria e sesso. Il nano le sapeva già quelle storie di ambra sciolta sui seni, di elfi e gnomi che mangiavano bacche e di cervi curiosi, nella notte. Lui sorrideva ma non era interessato, solo nella caverna di cera si sputò sulle mani e si mise al lavoro col piccone, di buona lena. Quando la nave fece vedere le sue luci notturne la luna era già calante. Un fuoco freddo era al centro della foresta, a riscaldare ombre e gli uomini con le maschere. Il nano riempì la carriola di cera e speranza e ritornò verso casa passando davanti al fuoco freddo e lo alimentò con cera masticata senza badare alle ombre e alle maschere. Non ricordava altro che il suo ricordo, ed era il suo presente e sperava divenisse il suo futuro. Non si accorse che lo spirito della foresta gli stava regalando questa illusione. Dalla barca un marinaio triste guardava la sua riva e immaginava il suo bosco vivo. Nel frattempo una goccia di giada fusa scivolò sul viso del nano; si sa, a masticare cera si diventa tristi, guardando il mare e sperando di essere un marinaio triste che guarda verso casa. Ne aveva di cera il nano, non poteva perdersi il passaggio della barca i cristalli di luna sul mare le facevano strada e i ricordi scivolavano silenziosi, come gocce di mare, di giada fusa, di lacrime .
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L'autore
Gabriele L

Leggetemi, magari capite qualcosa di me.

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