404 lettori online · 357.492 poesie · 7.563 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Riflessioni
Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Aldo Bilato
Si attiva solo se vuoi tu — non parte da sola.
Riflessioni 1 settembre 2011 · lettura 1 min · 5117 letture

Waiting for the (next) summer rain

Aldo Bilato 1298 poesie pubblicate
+ Segui
* faranno a pezzi monumenti e chiese quelli che sanno cos'è un detonatore per ora scendono le scale i calcinacci con i colbacchi e sandali monacali tutti impettiti nei loro abiti talari diranno messa solo i cardinali avranno pose da dive i sognatori in un crescendo d'abitudini malsane si sposeranno anche le puttane col primo che offrirà da bere ma la canzone non è ancor finita grido alla vita che mi vorrei cambiare vorrei avere una casetta al mare un posto fisso corredato d'ascensore invece ... ho un posto al sole che m'affitta un manichino quello che sventola bandiera bianca quello che annaffia l'erba al mio vicino facendo a gara per poi farla franca ...
♥ 0 💬 4
🌐 Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.

Desperately in need of some strangers hand in a desperate land ...

L'autore
Aldo Bilato
Tutte le opere →

Commenti (4)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
EnzoL1 settembre 2011

beh... un testo che travolge per la sua spietata sincerità... verità che si consuma giornalmente difronte i nostri occhi attoniti... vitrei pezzi di plastica opaca che ormai sono altrove... alla ricerca di quella pace che non riusciamo a trovare... alla ricerca di quella completezza che forse un tempo ogni uomo riusciva ad avere... assistiamo alla distruzione sociale giorno dopo giorno... l'osserviamo in stereo dolby surround 5_1... e restiamo li cercando di defilarci come codardi il più possibile... perché non c'è nulla, nulla che si può fare per fermare l'abominio... la catena...

M
Moreno Tonioni1 settembre 2011

Seguo da tempo questo autore. Il Bilato è certamente un rivoluzionario che rifugge a ogni dettame che alla poesia appartiene, facendosi pioniere di un personalissimo narrare che personalmente ritengo interessantissimo. In questa "supposta" poesia l'autore narra della sofferenza che avvolge l'uomo mediamente attento, una sofferenza che sgorga dal malcostume generalizzato e dall'abuso continuo di parole come "liberta" e "rispetto" che nel lungo andare generano l'anarchia nata dalla totale perdita d'identità personale. L'attore si muove nel sarcasmo sottile dell'attore definendo le tappe dell'inedificante fare. Sinceramente (che il Bilato non me ne voglia) questa non è poesia, ma è starabiliante e entusiasmante narrazione. Ottima.

Rita Stanzione1 settembre 2011

e come non rimanere affascinati dai messaggi delle tue poesie... e -aggiungo- dallo stile, così personale e accattivante nella sua libertà

Clara Gismondi1 settembre 2011

Perché poesia debba avere certi canoni per esser poesia non so... Per me questa è vera poesia, poesia dell'anima... che cresce col farsi attore della vita, poesia sofferta che sale dalle viscere. Da pelle d'oca, oserei dire!