Waiting for the (next) summer rain
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beh... un testo che travolge per la sua spietata sincerità... verità che si consuma giornalmente difronte i nostri occhi attoniti... vitrei pezzi di plastica opaca che ormai sono altrove... alla ricerca di quella pace che non riusciamo a trovare... alla ricerca di quella completezza che forse un tempo ogni uomo riusciva ad avere... assistiamo alla distruzione sociale giorno dopo giorno... l'osserviamo in stereo dolby surround 5_1... e restiamo li cercando di defilarci come codardi il più possibile... perché non c'è nulla, nulla che si può fare per fermare l'abominio... la catena...
Seguo da tempo questo autore. Il Bilato è certamente un rivoluzionario che rifugge a ogni dettame che alla poesia appartiene, facendosi pioniere di un personalissimo narrare che personalmente ritengo interessantissimo. In questa "supposta" poesia l'autore narra della sofferenza che avvolge l'uomo mediamente attento, una sofferenza che sgorga dal malcostume generalizzato e dall'abuso continuo di parole come "liberta" e "rispetto" che nel lungo andare generano l'anarchia nata dalla totale perdita d'identità personale. L'attore si muove nel sarcasmo sottile dell'attore definendo le tappe dell'inedificante fare. Sinceramente (che il Bilato non me ne voglia) questa non è poesia, ma è starabiliante e entusiasmante narrazione. Ottima.
e come non rimanere affascinati dai messaggi delle tue poesie... e -aggiungo- dallo stile, così personale e accattivante nella sua libertà
Perché poesia debba avere certi canoni per esser poesia non so... Per me questa è vera poesia, poesia dell'anima... che cresce col farsi attore della vita, poesia sofferta che sale dalle viscere. Da pelle d'oca, oserei dire!



