Da quelle stanze in pietra
da quelle stanze in pietra
ho un ricordo che basta
quello di una notte aperta
ai miei liberi sorrisi
quelle stanze in pietra tu vorresti negarmi
ma il tuo intento è vuoto d'appiglio
la marionetta si è slegata
ed ora vi é una crepa
che fa sognare il cielo
da lontano provo ad ascoltarmi
incorniciati i tuoi santi
non incutono più terrore
da queste stanze in pietra
l'odore acre del passato
rivestito di cinico sorriso
indurito e spaccato dal gelo
come il vetro della piccola finestra in camera da letto
il legno consola la rigida estensione del marmo
un centrino riscalda la fotografia
di una famiglia in posa
sono minuti e ore pesanti
nell'attesa che la rabbia trabocchi dallo stretto collo
lo stomaco si stringe nelle ginocchia
come allora
cerco di sentire il vero
ma la crepa lascia passare aria tra una dimensione e l'altra
non so più a quale appartenere
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Commenti (2)
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h
hy ju5 settembre 2011
La foto di famiglia riscaldata da un centrino. Lo stomaco si stringe alle ginocchia. L'acre odore del passato. Posso quasi sentirlo: sa di canfora, di tabacco da pipa e di detersivo in povere al cloro. Luoghi lontani, gesti remoti, lasciati in una soffitta. Poesia intrappolata da un senso di desolazione e desiderio inappagato.
B
Barba29 dicembre 2011
Una storia di momenti intensi di malinconia. Una stanza che come pietra contiene il tempo di sentimenti, racchiusi in ogni cosa. E poi vi sono gli odori che parlano, e confondono, e quella crepa. La trovo molto intensa, e vedo una figura distesa o seduta, persa nei pensieri, fissa e sospesa, tra una dimensione e l'altra. Mi è piaciuta molto, per la sua densità,e per le immagini nitide.