L'infinito del nulla

Mani strette a pugno
sull'altra bocca da sfamare.
Lavorano ai piedi del mattino,
ad ogni passo sorgono,
menzogneri e languidi odori.
Immagini in controluce,
di balsamo a fragranze di rugiada,
per inodori piaceri.
Il brivido l'avevano spremute
da quei fiori.
Un lieve vento
intreccia la seduzione
mangiata a fette
da impossibili sguardi
abbagliati dalla luce.
Nebbia risale dall'erba
sul grido che ingombra il nulla.
Disegni di inosservate nuvole
voltano il passo
mentre l'altitudine
dissolve gli spigoli.
Sotto la città di vernice
gli spazi vuoti
invadono le fitte radici.
Scavalcano il filo dell'inquietudine
dimenticato nella battaglia
delle foglie secche.
Controverso ed informe
argomento terreno,
mischia i felini inferociti
allo spazio
di un secondo incontro.
Nere labbra
guidano il violino tzigano.
Sul vassoio d'argento
una sentenza capitale
del primo istinto
a grappolo di banane
che ruota inseguendo la mente
dai respinti ricordi.
Nel raggio di dolore,
al crocevia dell'ombra,
la rabbia guarda in cagnesco
gli straordinari rintocchi
del dito medio.
©
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L'autore
Violeta C
La poesia è un’intima amica alla quale confidare ed affidare la mia anima. Vivo a L’Aquila dal 1994. Ho 2 figli adolescenti e lavoro come insegnante di sostegno. La passione per la poesia si è rivelata in seguito ad un tragico evento accaduto alcuni anni fa a L’Aquila: il terremoto dell’Aprile 2009. Ho iniziato a scr
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