Undici settembre
Tutto giustifica
la ragion di stato
e quante bugie
ne sono lo strumento
può essere
può non essere
il dubbio è lecito
credere è una fede
la tecnica più evoluta
e le immagini più vaghe
sol la dubbia verità
non si vuol mostrare
ardeva Roma
per ardere i cristiani
colpir le torri
per colpire i talebani
i morti non sono uguali
per i signori il sentimento
per tutti gli altri
uno ne val cento
il castello di carte
stava per franare
e pronta ad esplodere
la droga capitale
utile un nemico
a caricar del male
guerra e sangue
sono il paravento
di un capitalismo folle
che cela il fallimento.
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Commenti (3)
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Ausilia Giordano11 settembre 2011
Ottimamente espresse l'amarezza e l'idignazione per un atteggiamento crudo, efferato contro la vita di tante persone, che forse, non hanno mai pensato di fare del male. O forse, non hanno mai fatto. Giusto. Nel ricordo possiamo farli rivevere.
A
Antonio Terracciano11 settembre 2011
Finalmente trovo, tra le poesie di oggi dedicate al tragico evento di dieci anni fa, una composizione originale, che nutre molti dubbi sulla versione ufficiale di quanto accaduto. Fa bene l'autore a ricordare il famoso incendio di Roma di duemila anni fa, che trova tuttora gli storici divisi: fu opera di Nerone, nella sua perversa follia, o dei Cristiani che intendevano colpire l'odiata capitale del mondo di allora?
C
Citarei Loretta Margherita18 settembre 2011
profonda riflessione di una mente libera che sa guardare oltre le apparenze complimenti
