Un Angelo rubato
Francesco Forestiere
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C'era persino un filo di luce
Nel tardo crepuscolo d'estate
Un quarto di luna rischiarava
Un'orizzonte d'un rosso incupito
Tardivi bagnanti centellinavano
In fondo momenti d'incanto
Solo lei sguardo nel vuoto,
il volto rigato da gocce di pianto.
Sussulti di petto e un muto lamento
Non c'era né gioia ma solo tormento
Peccati d'amore o sogni infranti?
Tradita e lasciata dal solito amante?
Né l'uno né l'altro non male d'amore
Dolore di mamma che spezza il suo cuore.
Martina, tre anni... di lei creatura
L'aveva lasciata in piena calura.
Il solito male che nessuno perdona
Avea divelto il tenero bocciolo
Stretta avvinghiata al suo seno dolente
Cullata la notte in nenia straziante
Dolore in natura più forte non c'è
Di perdere il frutto più importante di sé
La luna ormai in cielo è sospesa
Un bianco alone di pianto a cerchiarla
E' senza stelle la cupola cupa
Non c'è nulla per cui brillare
Hanno rubato un Angelo
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L'autore
Francesco Forestiere
Commenti (1)
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Melina Licata20 settembre 2011
Non c'è amore più forte di quello di un genitore... non c'è dolore più profondo della perdita di un figlio... Versi bellissimi e struggenti che toccano il cuore e rattristano fortemente l'anima!

