Fingere
Mi sono finto un misero cero
meglio dire un lumino da chiesa
mi sono fatto appoggiare su di un piccolo altare
ai piedi dell'effige di Ns. Santa Madre .
A turno sono stato acceso e spento ,
osservato , spostato , mosso e rimosso
ma nulla mi è mai sfuggito
di quanto ogni uomo all'immagine chiedeva.
I molti un auto di grossa cilindrata o vincite al gioco ,
donne appariscenti , successo e fortuna
aggiungo fama , notorietà e ricchezza
senza tralasciare carisma e pazzi divertimenti .
Mesto qualcuno domandava perdono
implorava aiuto per salute o malattia
semplice felicità , gioia o pazza follia
pace nel mondo , fratellanza senza carestia
Un ultimo uomo mi prese di forza
mi chiese se fossi cosi' beato e contento
nel restar sempre al cospetto di Lei
senza mai chiedere e nulla petire .
Accese il mio fuoco e mi pose in disparte
mi vide fermo tremare ansimante
nel ricordo di quante preghiere volte
ai desideri ormai passati e travolti .
Prima di spegnermi per l'ultima volta
riuscii a sussurrare parole mai dette
nell'ultimo flebilo di luce acquisita
sereno e triste della mia breve vita.
" Ho imparato dai molti venuti al cospetto
che non sempre il vivere è così perfetto
triste mi accontento di essere solamente stato
timido aiuto a chi per un attimo la vita mi ha donato "
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!