La fata delle stelle
Gabriele L
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Non se ne accorse.
Era troppo buio il locale,
non avrebbe barattato quel sorso di birra
neanche per la musa dai seni sodi.
Non aveva intenzione di pensare,
anche se lo faceva nel suo mondo,
e stava fermo in esso
come un soldatino di metallo in una teca.
Non gli interessavano gli sguardi,
le mezze parole e le risatine maaliziose,
aveva superato quei graffi da tempo,
non scalfivano più l'anima di piombo.
Sarebbero stati gli elfi dell'alcool
a difendere la sua mente,
in quel momento così sola,
in mezzo a quella confusione.
C'erano ormoni e lacrime,
puzza di fumo e merda
gente barcollava e rideva,
per poi piangere.
Brutta bestia il bere se ti fai dominare.
Il tempo si ferma, le sensazioni si ovattano,
e le pupille sembrano aumentare la dilatazione
e si comincia a respirare con gli occhi.
I colori sono vivi e corri con la fantasia
nella padronanza assoluta dell'indecisione.
Troppi sorrisi gratis sono da buttare nel cesso,
è tutto surreale, e il cuore batte lento.
E' ora di andare, il mondo dei vivi ci attende domani,
tratteniamo il respiro ancora per qualche ora,
magari succederà che la fata delle stelle
ci baci le palpebre e dorma con noi.
©
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