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Morte 18 ottobre 2011 · lettura 2 min · 833 letture

L'attesa

renato carpentino 40 poesie pubblicate
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Tu dici che la morte odora di bianco venticello, brezza d'autunno che fugge l'ira dell'estate per i tuoi capelli di pietra. Forse hai ragione, forse tu sei una cava di marmo o forse soltanto l'idea di un quadro dipinto di nero, come la vita che sento ronzarmi d'intorno in tante maniere: ali di fuoco, montagne di corpi che non vivono da un tempo remoto, o forse io penso l'ignoto che non vedo, non sento, ma non vuole morire. No, la morte non odora di bianco venticello, ma di gialli lumini di cera, di lampade ad olio, di fumo, petrolio. La vedo, aspetta in silenzio la noia dell'uomo, l'amarezza del cavallo e la paura del cane che non abbaia più. A volte mi chiedo se è vero che esiste e la cerco nei boschi, nei fiumi, nei mari, nell'orto che mi dà la lattuga, nei campi di calcio, nei laghi d'asfalto che è sempre più triste, più rosso, turchino, marrone come un quadro di Giorgione, o forse di un altro che non ha mai dipinto se non alberi incappucciati, libri d'acciaio che fonde nel cerchio primaio della Geenna. L'odore di zolfo si spande nell'aria salata che stenta a volare, ma... attratta, sempre più ubbidisce alla legge gravitazionale. La morte odora di cera bruciata negli immensi cimiteri brulicanti di morti e di vermi sempre più grossi, nelle chiese sempre più vuote di gente in cerca della valle di Giosafat; ecco, si sente l'angelica tromba, che tuona nel cielo, è giunta la fine della gelida morte. E oggi m'appari come un pallido spettro. Ti vedo il pallor della morte nel bianco degli occhi e nella pupilla che fissa il mistero.
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Marzo, 25, 1971

L'autore
renato carpentino

Sono nato il 20 settembre del 1951 a Piedimonte Matese,ai piedi del massiccio omonimo tra Molise e Campania. Vi ho vissuto fino ai quindici anni a contatto con il paesaggio locale e con l'atmosfera campestre e rusticana.Repentino traferimento al Nord nel mondo industriale e operaio,con stufi filosofici a Milano.Qui

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