Il dono della coscienza
Vorrei,
ma non mi è dato il decidere.
Statico assorbo la luce senza riflettere,
immobile e amorfo nel comune
scorro inscalfibile nell'evento,
percorro il destino che mi è,
il dovuto in fondo.
Se,
come in un cristallo,
vi è innata la fragilità,
ora in me,
orde di pensieri,
come vene dividono,
e frammentano il mio essere,
é adesso piu fragile il mio insieme.
Trasparisce l'anima,
l'intrigo che è in me,
l'alchimia si va compiendo.
Nell'aggiunto pensiero, che,
mi rende giudice corrotto,
proposto al giudizio della pena del mondo,
nel subire il fato,
l'amaro mio lo rimetto a voi.
Ma,
pur così non fuggo dall'obbligo umano,
cioe il mio essere l'io,
il nulla sotto una stella,
il definito destino
mi fa vacua ombra che,
s'allunga, e svanisce
nel declino di un un sole che brilla.
©
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