A volte la domanda non è chi sei, ma cosa sei diventato

E' un po' come all'asilo,
quando, col mio piccolo cuscino,
andavo a chiudermi nell'armadio coi colori
per riposare.
Poi si cresce,
e all'armadio magari non si arriva più,
perchè, spesso,
quello, come i sogni,
ora, si trova in alto.
E' che il senso del reale ci ha accorciato le ali
e si ha la consapevolezza che quello che abbiamo è di cristallo,
un pezzo unico:
"maneggiare con cura" è la sola frase che rimbomba in testa,
e si finisce per non avvicinarsi più alle cose,
se non con passo felpato,
per paura che tutto finisca,
muoia,
si rompa.
Perchè, se un tempo credevo che la morte fosse il peggio,
sto imparando che c'è sempre altro in più
a cui non c'è rimedio.
Noi,
gli altri che diventano parte di noi,
il perdersi.
Così ci sono volte in cui penso proprio di volerci stare in un armadio,
farne la mia dimora;
mi basterebbero al suo interno
una finestra che dia sulla spiaggia,
sì da bagnarmici i piedi in quel mare di calma,
una radio sintonizzata sempre sui colori
e una piccola luce a far da sfondo alla mia compagnia.
Alle pareti solo ricordi felici.
Poi, però, penso che forse
è proprio "ricordo" ciò che stona.
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faccina
Commenti (1)
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Amara2 gennaio 2012
trovo molto interessante il modo di scrivere di quest'autrice... all'apparenza pacato... ma pieno di forza... un modo discorsivo... che però non rinuncia al suono... di questa mi piacciono particolarmente gli ultimi due...

