Quatordes ann
Tre, sei bestemmie annodate assieme,
la pedivella che va in su e in giù,
sotto il pistone arranca, scalcia, freme
e la trachea che ormai non ne può più,
l’alza- valvola simile a un ginnasta
che apre e chiude assieme alle mie dita …
Parte il motore, rantola, s’impasta:
“Cacchio alla fine sta moto è partita!”
Noi scorazzieri qua sull’alto lago,
di sghembo al monte e dove si può,
coll’incoscienza stretta ad uno spago
della materna voce che urla: “No!”
Lungo i sentieri orlati a ciclamini
a funghi, a rare orchidee silvestri,
le curve secche ed i nostri casini
con l’aria in faccia fanno da maestri;
poi qualche curva misurata male
strappa di nuovo i nostri jeans già aperti
manubrio storto, spaccato il fanale;
e i raggi tremano nel cerchione incerti,
stesi per terra tra risa e bestemmie,
groviglio denso che la gola intasa,
insanguinati tini alle vendemmie
pieni di lividi torniamo a casa.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Amara30 ottobre 2011
...ho riso... sorriso... ricordato i gesti ... e constatato come tu riesca a farmi piacere le rime... bella bella...
