Con l'amaro in bocca
Non memore ch'eppure, io naqui,
già al giudizio fui chiamato.
Attorno alla mia ignuda carne rami di spine
portavano in me il loro essere, nel dolore, la realtà.
Effimere genti nel destino vacanti,
sol giudizio del fatuo esprimevano,
mentre la folla applaudiva di viltà stordita,
un re e regina funamboli miti sino a quando incaduti.
E mentre l'alloro ancora verde in siepi cresce,
le falci della sorte ne destinano a chi cinger la testa,
quell'unico dì un sogno di festa.
Non di corona si sconfigge la morte,
compagna per sorte
il suo nero mantello,è ancora il più forte.
L'essere ricco di beni terreni,
non fà il sangue blu, quando poi sgorga,
così diverso dal mio.
Cadon gli eroi, cambiano i miti,
ne restan corone per nuove persone.
Avanti facciamo la corte,
a quei nuovi re che invochiamo per sconfigger la morte.
©
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