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Riflessioni 5 novembre 2011 · lettura 1 min · 1179 letture

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annuska romano 78 poesie pubblicate
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Ho parlato per lunghi giorni lingue sconosciute e per lunghe notti ho nascosto i miei occhi gonfi di pianto. Ho poi stropicciato sogni, intrecciato ceste di speranze, calpestato deserti senza vita visto cieli senza orizzonti. Geme il mare, ma il suo è un grido indolore che nessuno sente; copre il vento l'ansimare mio, e la luna ombrosa nasconde i rantoli del petto. In questa notte metallica qualcuno bussa alla mia porta ma io non ci sarò. ... Mi vesto col nero della notte, indosso le ali di un gabbiano e seguo il barlume di una labile stella. Non so dove potrà portarmi, ma ho la certezza che nessuno mai potrà ascoltare dietro quella fioca luce il mio lamento.
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Commenti (1)

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Annamaria Barone17 novembre 2011

assomigliano molto a quei momenti di malinconia che conosco queste parole, assomigliano ad un silenzio che non è un momento di raccoglimento ma di profonda solitdine, assomigliano a quel voler diventare ombra per non essere raggiunta dalle voci del mondo o solo per difendermi dalle ferite inferte dall'indifferenza. Assomigliano molto al dolore ed alla nostalgia... ma quanta bellezza in questa poesia, che perfezione negli scenari descritti, nelle atmsfere così ben delineate, è una poesia di silenzi eppure di una voce che è un grido ed è arrivata, dritta al cuore. Bellissima