Senza titolo

Ho parlato per lunghi giorni
lingue sconosciute
e
per lunghe notti
ho nascosto i miei occhi
gonfi di pianto.
Ho poi stropicciato
sogni,
intrecciato
ceste di speranze,
calpestato deserti senza vita
visto cieli senza orizzonti.
Geme il mare,
ma il suo è un grido indolore
che nessuno sente;
copre il vento
l'ansimare mio,
e la luna ombrosa
nasconde i rantoli del petto.
In questa notte metallica
qualcuno bussa alla mia porta
ma io non ci sarò.
...
Mi vesto col nero della notte,
indosso le ali di un gabbiano
e seguo il barlume
di una labile stella.
Non so dove potrà portarmi,
ma ho la certezza
che nessuno mai potrà ascoltare
dietro quella fioca luce
il mio lamento.
©
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Commenti (1)
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Annamaria Barone17 novembre 2011
assomigliano molto a quei momenti di malinconia che conosco queste parole, assomigliano ad un silenzio che non è un momento di raccoglimento ma di profonda solitdine, assomigliano a quel voler diventare ombra per non essere raggiunta dalle voci del mondo o solo per difendermi dalle ferite inferte dall'indifferenza. Assomigliano molto al dolore ed alla nostalgia... ma quanta bellezza in questa poesia, che perfezione negli scenari descritti, nelle atmsfere così ben delineate, è una poesia di silenzi eppure di una voce che è un grido ed è arrivata, dritta al cuore. Bellissima
