14 Novembre 1951
Sembra ieri che successe
la tragedia che fu immensa
e, che in breve, allor, distrusse
quell'embrione di speranza. *
Sono, invece, anni sessanta
quelli trascorsi dall'evento.
Solo in pochi è rimembranza
di quel tragico momento.
Cateratte, aperte in cielo,
s'eran da diversi giorni.
Gonfi i fiumi, pregno il suolo:
vano sperar che il sole torni.
Anche il Po, il grande fiume,
turbinava con furore:
invadendo le golene,
distruggeva ogni “avere”. **
C'era già grande miseria
e disoccupazione tanta!
Quella fu una “botta” seria
per i primi anni cinquanta.
Quanta gente scappò via
dalla terra inondata!
Non contava nostalgia
a tenerla vincolata.
Furon tanti, da quei luoghi,
a non fare più ritorno.
Altra vita, tempi nuovi,
vide “nascere” quel giorno.
Chi era stato contadino
e tornava per le ferie,
s'atteggiava a “signorino”,
dimentico delle miserie.
S'esprimeva in italiano,
ma l'accento palesava
ch'era un che da Milano,
a vecchia casa ritornava.
Chi è rimasto, speranzoso
nell'aiuto del Governo,
si è trovato, poi, deluso
come altri, da quel giorno. *
Fu la gente ch'ebbe a cuore
chi subì quell'alluvione,
ospitando con fervore,
a migliaia, le persone.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Anna Maria Obadon7 novembre 2011
L'alluvione del Polesine e successive repliche hanno dato sempre lo stesso risultato... all'inizio tante parole di comprensione e poi molta gente ha dovuto lasciare le proprie cade per crearsi un avvenire perduto fra promesse vane e il niente!
