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Natura 7 novembre 2011 · lettura 2 min · 1062 letture

14 Novembre 1951

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Lucillo Dolcetto 210 poesie pubblicate
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Sembra ieri che successe la tragedia che fu immensa e, che in breve, allor, distrusse quell'embrione di speranza. * Sono, invece, anni sessanta quelli trascorsi dall'evento. Solo in pochi è rimembranza di quel tragico momento. Cateratte, aperte in cielo, s'eran da diversi giorni. Gonfi i fiumi, pregno il suolo: vano sperar che il sole torni. Anche il Po, il grande fiume, turbinava con furore: invadendo le golene, distruggeva ogni “avere”. ** C'era già grande miseria e disoccupazione tanta! Quella fu una “botta” seria per i primi anni cinquanta. Quanta gente scappò via dalla terra inondata! Non contava nostalgia a tenerla vincolata. Furon tanti, da quei luoghi, a non fare più ritorno. Altra vita, tempi nuovi, vide “nascere” quel giorno. Chi era stato contadino e tornava per le ferie, s'atteggiava a “signorino”, dimentico delle miserie. S'esprimeva in italiano, ma l'accento palesava ch'era un che da Milano, a vecchia casa ritornava. Chi è rimasto, speranzoso nell'aiuto del Governo, si è trovato, poi, deluso come altri, da quel giorno. * Fu la gente ch'ebbe a cuore chi subì quell'alluvione, ospitando con fervore, a migliaia, le persone.
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* - Ci si stava riprendendo dai disastri della guerra, cessata da pochi anni. ** - Si era costruito, nonostante il divieto, nelle golene. La forza dell'acqua distrusse tutto, trascinando ogni ostacolo incontrato verso il mare. * - Ancora oggi, la risposta politica è assente o tardiva, in presenza di calamità.

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Lucillo Dolcetto
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Commenti (1)

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Anna Maria Obadon7 novembre 2011

L'alluvione del Polesine e successive repliche hanno dato sempre lo stesso risultato... all'inizio tante parole di comprensione e poi molta gente ha dovuto lasciare le proprie cade per crearsi un avvenire perduto fra promesse vane e il niente!