L'amico
Giuliano Nardelli
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Passi lenti e silenziosi
Con intimi e protesi singhiozzi
Per l'ultimo stanco tragitto.
L'umido afròre è quel che spira
Dal legno del cataletto:
La fossa è già pronta
Nella cupa e profonda sua terra.
Il corteo si dilegua tardivo
Tra gocce minute e sottili di pioggia.
E' balzana creatura il passato
Che sovviene nei momenti più mesti
E trattengono sospesi i ricordi.
Le intemperanze, proprie dei giovani,
Le digressioni, gli svaghi,
Le frenetiche notti di estasi rimpiango.
Il tetro cocchio ora si è fermato
Al tuo dimesso ed umile uscio,
E Caronte che l'obolo reclama
Ti scorterà laddove mi è precluso
Vedere luce e delizie senza forme
ed ascoltare melodie tanto armoniose.
E sorprenderti dei tanti enigmi
Che arrovellavano le nostre insonni notti
Infine a te, d'un tratto, svelati.
Ora ti piango, ma penso a
Nessun fiore su di un rigido càule
Che si dischiuse tanto più gaudioso.
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Giuliano Nardelli
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