Di te, di me
Rocco Pulitanò
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Questo foglio rimasto integro
d'emozioni vorrei sfamare,
narrar di te, di noi ... e mi chiedo,
sebbene tu ad alta voce mi chiami "amore",
saremmo stati mai sinceri amanti
o se solo nei miei pensieri
il nostro amore ho costruito.
Ho forse anch'io preteso astri
o un nuovo tempio da edificare
su vecchie cattedrali pericolanti
che come fragili palafitte,
quando di sale la marea inonda,
lascia detriti accatastati
lungo il mio passato.
Le tue premure,
le tue improvvise fughe
quando fuori è ancora notte
dai cespugli d'oleandro
quando al tuo passare,
i grilli tacciono il frinire acuto
e il vagabondare di piccole lucciole
accende il silenzio e nel silenzio della notte ...
il tuo cammino avanza mesto,
lungo la strada dimenticata.
Pensar di te,
quando a sera varchi l'uscio
e ti adagi sul sofà,
il tuo improvviso pianto
fissa a lungo il mio silenzio
e m'accusi un po' adirata
di non capire il tuo dolore,
dubitando del mio amore;
ma è del tuo che un po diffidi
e ti lasci scivolare
da quegli occhi tuoi smarriti,
dolci lacrime d'addio
che ti rendono ancor più bella
della rabbia tua reclusa.
Le mie labbra hanno compreso
che le tue non sfioreranno.
Il mio cuore quasi esplode,
ma non lascio trasparire
emozione su di me.
Dai tuoi occhi nuove lacrime
scivolano leste, silenziose,
mentre osservi incuriosita
io ti stringo a me.
Oh dolce anima ribelle
via con te vorrei fuggire
ma la porta dei tuoi sogni
non ha chiave, è già difficile
solo il pensare.
Portami di notte quando
stretta su di me, di caldo e umido
coccoli la mia tristezza.
Il tuo piccolo seno è un'altalena,
culla la mia anima e d'amore
sfioro ancora la tua bocca che ho scolpito
nei mie sogni, per non scordare più.
La mia passione "clandestina"
memore di desiderio,
dentro me l'ho custodita.
Tempo magnanimo, una fugace speranza
ci concede l'ultima "danza"e il tuo affanno
alita dentro il mio respiro vorticoso...
mentre s'agita il tuo ventre.
©
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L'autore
Rocco Pulitanò
Scrivere è forse il solo momento di conciliazione che riesco a concedermi quando il dolore inquina i miei sogni. Mi aiuta ad essere meno ipocrita con me stesso, se mi illudo che la sofferenza sia solo un temporaneo appannaggio della felicità. Io che ho creduto d’ingannare il tempo, di rendere le distanze solo lunghe pa
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