Quando mi hai presa per mano
Si seppelliscono i tigli
dinnanzi al tramonto invernale,
sotto la terra fangosa
delle promesse si scioglie
una fragile bocca che sa di rimpianto.
Come le stelle smarrite visitano
venti nuovi, come nei sogni e
nei castighi, ho smarrito la vita
rimasta cucita agli angoli della nostra gioia.
La mia persiste lontana da qui,
negli spazi in cui i tuoi occhi
non pestano le mie radici, poiché
il muro s'abbatte ai suoni del tuo nome.
Ti amavo come nessuno,
non già perché tu forse
incarnasti il lenzuolo della mia culla.
Ti amavo senza una voce,
con le gambe che ti coprivano i passi.
Ho assaporato la follia e
ho convissuto nell'oscurità seduta
sulla sabbia, bagnata da onde
che portavano i tuoi occhi.
Ho chiuso gli abbracci in un ripostiglio
senza chiave, giacché la sola che
possedevo l'hai portata via insieme
alla mia mano, quando per mano mi hai presa.
Ed io lo abbatto ancora, nelle notti e nei giorni
che seguono io li rivivo con te
appoggiato a me nelle stanze e nei silenzi,
negli scandali e nelle atrocità.
E la tua mano stringe ancora la mia,
perché per mano mi hai presa uscendo
dalle porte di un paradiso.
Quando mi hai presa per mano,
mentre fuori ghiacciava,
quando dentro ci si amava.
©
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