Mi ricordo quei giorni a Camelot
Hariseldom
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Ricordo sempre i dolci giorni a Camelot
e Ginevra che mi chiedeva storie
Ginevra con le sua gambe bianche
Ginevra del pianto
e dell'amore.
I cavalieri a giocare
e il re a dispensare
la sua giustizia finta
buona per i nobili
lurida per i poveri.
E quei cavalieri d'altra sponda
con la loro omosessualità mascherata
a parlare di fede
con voce di fiele.
Ah Ginevra
ero solo un cantastorie
e tu una regina
le tue labbra bagnare di pianto
le tue gambe bianche
e il tuo desiderio
fatto di drappi e veli trasparenti.
Merlino prigioniero
della donna crudele madre
di un re tiranno.
Se Galahad fosse stato tuo figlio Ginevra
dimmi se fosse vera la leggenda
quella notte saresti venuta
a sciogliere i tuoi capelli
a me
ribelle cantastorie uccisore di tiranni?
Ricordo il tuo volto affranto
le tue mani sui miei occhi
e quell'odore di muschio e muffa
nella stanza delle lame
quando
all'alba del quinto giorno
schivai il tuo sguardo
per andare via
oltre le terre nere
di Camelot.
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Commenti (1)
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A
Antonio Terracciano19 novembre 2011
Non sono un buon critico, e generalmente non amo molto le poesie non in rima. Ma leggo sempre volentieri questo poeta, e qui dico, una volta per tutte, che anche in questa prova, per l'ennesima volta, egli riesce, con il suo stile sempre alquanto personale, ad immergerci in un'atmosfera fiabesca ed onirica, quasi sospesa nel tempo, che non può non avvincere un lettore minimamente sensibile, anche prescindendo dal significato preciso di queste composizioni.
