Tibaldiventisei
Emanuele Saccardo Figlio Di Cl
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Le dita sfregano il cemento
Nervosamente
Quasi a voler cercare un via di fuga
Attraverso questo muro,
quasi volessero scappar via
soltanto loro
lasciando lì tutto il resto.
La schiena offerta all’inevitabile
Dignitosamente
Come a voler sottolineare la codardia
Di questi fratelli con il fucile,
che san tirare il colpo solo senza guardarti in faccia
perché nella parola guerra non c’è niente di civile
punto e basta.
È dura
Sentirmi tremare, dentro e fuori
Anche se sono nel giusto,
è difficile
sentirli obbedire, senza obiezioni
loro, che si credono nel giusto.
La memoria intanto va
Lei che può, velocemente
Quasi a volersi salvare
Attraverso un tempo
Rimasto impigliato
Tra le spighe di un campo
A far l’amore con la mia Nanda.
Il pensiero adesso torna
Violentemente
A questo muro già violato dal piombo,
dove nessuno mi chiama Albuni
perché non c’è più tenerezza
un momento prima di dare indietro tutto il mio mondo,
punto e basta.
È dura
Sentir piangere e pregare
Questi altri tre al mio fianco,
è difficile
per me credere che Dio
stia di spalle come noi,
perché troppo stanco
per restare a guardare.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Emanuele Saccardo Figlio Di Cl
Marcel Proust ha detto: "L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi ma nell'avere occhi nuovi". Ecco, ciò che ho di fronte allo sguardo è uguale a ieri, ma non è più come ieri; spero di non dimenticarlo mai più.
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