Il turno di notte
Pietro Gennaro
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Il piccolo ha pianto e io non ho dormito,
anche se non ci riesco al passo devo stare.
Ho gli occhi socchiusi lo sguardo smarrito,
giorno rumoroso, non ho potuto riposare.
Luci abbaglianti ho la visione sdoppiata,
timbro il cartellino e smetto di pensare.
Arrivo, in sala quadri mi danno le consegne,
i colleghi se ne vanno e continuo ad operare.
E’ la terza notte il turno è iniziato
qualcosa non va, l’allarme interviene.
Tutto sotto controllo i valori ho registrato,
una spia s’accende, un pennino è impazzito.
Contatto l’esterno, mi palpita il cuore;
valori strani porta l’operatore esterno.
Come da protocollo iniziamo le manovre,
oscillano i pennini e poi succede l’inferno.
Come formiche impazzite in mezzo ai piloni,
colonne di fumo sfiati e schizzi di vapore.
Rumori assordanti... bisogna darsi da fare,
il mostro d’acciaio bisogna domare.
Ormai sfiniti osserviamo i pennini oscillare,
mentre questi rallentano il suo incurvare.
La pressione s’abbassa, rientrano i valori,
il mostro è addomesticato, or ci lascia sperare.
Intanto è l’alba il turno è finito,
ai miei colleghi ripongo le consegne,
mi accingo in portineria, il cartellino timbro,
rientro a casa mi sento ormai sfinito.
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Pietro Gennaro
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