La mia terra
Rocco Pulitanò
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Io non son figlio,
e questa terra non mi è madre.
Di un sorriso che inganna il cuore si è vestita,
invano sogno di esser cigno,
di migrare dal gelido inverno della mia anima
verso terre assolate e lontane.
Oh! mio sconfinato desiderio,
guida i miei occhi nel profuso silenzio di queste immense stelle.
Come fari nella notte accendono il confine
che unisce e separa l’acqua dal cielo, da questo cuore intriso di nostalgia.
Nuovi orizzonti s’aprono già al mio cospetto e tu, che dell’ultimo bacio donato
rimani il solo ricordo a me più caro, come vapore ti dissolvi nell’aria,
diventi nuvola e dal vento gelido ti lasci portare via.
Io non son figlio, e questa terra non mi è madre.
Lungo la costa atlantica rincorro il mio sogno,
ma i ricordi riaffiorano soffocando,
nel pianto nostalgico delle mie notti, l’ultima fievole speranza
di sentire i tuoi sapori, il tuo profumo.
Disperso nell’ansia del rimorso,
da un’ultima timida lacrima ne segue un’altra,
lungo questa falesia di roccia bianca.
Io sono figlio di una terra a me lontana,
che profuma di zagara e di mare.
Come ali aperte, sono ora pronte le mie braccia
a liberarmi in volo.
E adesso che ti vedo, cullandomi nel vento,
con la gioia nel cuore io ... sono pronto a volare!
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L'autore
Rocco Pulitanò
Scrivere è forse il solo momento di conciliazione che riesco a concedermi quando il dolore inquina i miei sogni. Mi aiuta ad essere meno ipocrita con me stesso, se mi illudo che la sofferenza sia solo un temporaneo appannaggio della felicità. Io che ho creduto d’ingannare il tempo, di rendere le distanze solo lunghe pa
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